GOYA – “HARVESTER OF BONGLODAS”

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Non sappiamo se nella Valley of the Sun sia o meno esistita una fenice, quello di cui possiamo essere certi e che Jeff Owens, vocalist e chitarrista del trio dell’Arizona, è rinato dalle ceneri del punk, facendosi contaminare dai suoni degli Electric Wizard, degli Sleep e dei Black Sabbath per ritrovare nuova vita in una delle band più rappresentative del panorama doom-stoner statunitense.

Il percorso è iniziato nel 2011, in un luogo appartato, dove con parsimonia Jeff ha plasmato il nido da cui è venuto alla luce un progetto serio, culturale, che si è adagiato lasciando che i raggi del sole dell’Arizona l’incendiassero, e consumato dalle sue stesse fiamme ha tratto nuova linfa, posandosi sull’albero sacro per godere a pieno del soffio della vita.

E non è un caso che la natura abbia sempre accompagnato i tre ragazzi statunitensi, disgustati dalla vita terrena ma fautori spudorati del mondo vegetale, al punto da rendergli omaggio nell’ultima opera realizzata.
“Harvester Of Bongloads” va oltre una semplice composizione doom. Entra nelle viscere, si coniuga con un mondo che non c’è più, attraversa spazi di cui si è ormai persa l’esistenza.

La open track, o meglio, il capolavoro dell’intero album, è costituito da tre episodi che fanno capo ad “Omen”, un racconto che inizia con un suono tribale accompagnato dalla psichedelia più pura che scandaglia nel profondo il dolore, la rabbia e la ripugnanza verso un mondo destinato all’apocalisse. “Fade Away”, parte centrale della trilogia, fa da spartiacque tra “Strange Geometry” e “Life Disintegrates”, un passaggio obbligato che si consuma in una jam session di riffs blues di elitaria fattura che fa da ponte per entrare nella più tradizionale spirale doom del terzo ed ultimo capitolo. Magico il rallentamento che apre gli ultimi sei minuti di questa epica traccia iniziale. Qui le influenze degli Electric Wizard e degli Sleep si fanno massicce, portandoci verso l’attesa di una vita destinata a spezzarsi, penoso e desolante epilogo di ciò che abbiamo creato e di quello che siamo diventati.
Basterebbe questa narrazione di oltre venti minuti per attestare la capacità dei Goya di non suonare riffs pesanti solo per il gusto di farlo. Qui esiste la cultura di amalgamare musica e liriche, rendendo quest’opera un assoluto capolavoro.

Con “Germination”, che ricalca nel sound i riffs blues di “Fade Away”, si entra nella seconda parte dell’album, preludio e intro di “Misanthropy On High”.
Nei quasi dodici minuti della terza traccia emerge la filosofia e l’essenza della band, caratterizzata dalla ricerca della solitudine e della pace lontano dagli altri.
Un apice di disprezzo totale e mancanza di fiducia nei confronti del genere umano che riecheggia nel sentimento ripetuto e pesante di “Waste Away”.
E se da un lato le liriche confermano la necessità di urlare il proprio disagio, dall’altra la contaminazione sabbathiana di chitarra, basso e batteria fa di questo brano un must del genere, che senza filtri si spinge ad esaltare il talento di Jeff, Nick e Sonny.

La chiusura dell’album segue musicalmente la traccia precedente, imprimendo un maggiore ritmo accompagnato da una serie di riffs che accolgono in tutta la sua pienezza lo stile del quartetto di Birmingham.
Nonostante le liriche seguano il filo conduttore dell’apertura l’energia sprigionata da “Disease” entra direttamente dalla porta principale, per un viaggio tra assoli taglienti che mirano direttamente sul trasformismo dei nostri tempi, offrendo all’opera una via di fuga dall’oblio, incubo che quotidianamente si riversa sulla vita umana e non.

L’estrema pesantezza che Jeff Owens è riuscito a cucire in “Harvester Of Bongloads” ha stupito ma al tempo stesso ha offerto consapevolezza, spingendo forte sulle linee doom senza lasciare nulla al caso.
Quaranta minuti di sincera e viscerale vena artistica che non potrà lasciarvi indifferenti, in attesa che il trio di Phoenix, attualmente in studio, possa donarci ancora cultura e arte.

Harvester Of Bongloads
by Goya

1. Omen 20:07
I. Strange Geometry,
II. Fade Away,
III. Life Disintegrates
2. Germination 02:18
3. Misanthropy On High 11:46
4. Disease 06:21

Official Site
released March 3, 2017

Music written by Goya
Lyrics written by Jeff Owens
Produced by Joe Asselin and Jeff Owens
Recorded by Joe Asselin at Switchblade Sound
Mastered by Dennis Pleckham at Comatose Studio
Additional percussion on “Omen” by Shane Stonerwitch Ocell and 10 Dollar Bag Of Weed Darrell
Executive Producer, Dalton Trumbo
Front and back cover art and layout by Hunter Hancock
Photograph by Andrew Weiss

Jeff Owens – guitar, vocals
Nick Lose – drums
Sonny DeCarlo – bass

Metal three-piece in the vein of Black Sabbath, Electric Wizard and Sleep, hailing from Phoenix, AZ.

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