EARTH WITCH – “OUT OF THE SHALLOW”

Out of the Shallow

Era il Febbraio del 1969 quando Carl Perkins (l’autore di “Blue Suede Shoes”) pubblicò l’album “On Top”, nel quale, grazie alla collaborazione di Bob Dylan, fu inserita “Champaign, Illinois”. E correva l’anno domini 2010 quando i texani Old 97’s presero le melodie di “Desolation Row” (ancora Dylan) per riscrivere il brano realizzato nel ’69 da Perkins e Dylan, pubblicandolo, con tanto di benedizione dello stesso ragazzo di Hibbing, nell’album “The Grand Theatre Volume One”.

Ed è proprio da Champaign, città dell’Illinois fondata nel 1855, che parte il progetto Earth Witch.
Tutto ebbe inizio nel 2013, con la realizzazione dell’EP “Earthbound”, dove Ivan e Nathan, insieme all’allora bassista fondatore della band, iniziarono la loro avventura.
Il Blues unito a sapienti influenze Doom li portò fino al 2015, quando in una notte lugubre e tempestosa, durante un set sui brani più celebri dei Black Sabbath, fecero la conoscenza di Derrin. Quel giorno iniziò la loro nuova vita artistica .

Dopo due lunghi anni all’interno delle sale prove ecco che gli Earth Witch sono riusciti a partorire il loro album di debutto: “Out of the Shallow”.
Un’opera concepita sullo stile sabbathiano, rimanendo fedeli alla prima impronta data alla band, ma con il chiaro intento di non rimanere necessariamente legati ad un unico genere.

La nascita della nuova formazione, pur mantenendo forti le influenze Blues Doom, ha portato una spiccata accelerazione ai brani composti, inserendo tecnica e capacità che fa di questi 42 minuti una vera e propria botta di adrenalina.

Lo si capisce immediatamente dalla open track, “Guts”, capace di mostrare la vena decisamente più spinta della band, dove oltre alle influenze nette e precise dei Sabbath porta in dote anche le spiccate sfumature rockeggianti degli Sword e dei Kadavar. Un inizio che non lascia dubbi sulla curiosità di proseguire un cammino appena iniziato.
Nessun mistero che “Out of the Shallow” sia un chiaro omaggio agli assoli e ai riffs di Tony Iommi, e “Starfighter” lo conferma ampiamente.
In pieno stile Sabbath, soprattutto quello di “13”, Ivan Catron, Nathan Landolt e Derrin Coad si lasciano trasportare verso un miscuglio di sonorità Doom Blues che si fondono con il sound ultimo del maestro di Birmingham.
Velocità e precisione fanno di questa seconda traccia la conferma che i due anni passati dietro l’intera opera sono stati spesi veramente bene, realizzando un album capace di chiamare traccia dopo traccia tutta la nostra sete di ascolto.

“Lovecraft”, pur mantenendo la linea, subisce una trasformazione di sound, un misto Heavy Stoner che coniugato con il classico Doom regala un’energia dove l’headbanging è il risultato più logico possibile.
Si entra nella parte centrale dell’album, e “Butterfly” abbassa decisamente i toni. Il riff di basso è ipnotico, calzante, psichedelico, ponte che fa da passaggio alla parte più viscerale del brano, dove la chitarra di Ivan sprigiona tutta la passione sabbathiana. L’assolo è tagliente, spigoloso, ficcante, e non lascia dubbi sulla capacità del trio nell’essersi saputi amalgamare alla perfezione.
“Riff Rider” riprendere forte in mano il discorso delle tracce d’apertura, ed il ritmo incalza, passando attraverso “Green Torch” e “Mermaid”, autentiche scariche adrenaliniche che lasciano solo il tempo di godere a pieno un album che inizierete a non poterne fare più a meno.

Con “Pilgrim” si torna alle origini ed il Doom prende forte il sopravvento. I passaggi di Nathan sono spessi e sinceri, ed il duo restante lo segue come Pollicino seguiva le briciole di pane lasciate al suolo. Per gusti personali riteniamo questo brano il più completo dell’intera opera, dove ogni cosa è messa dove dev’essere, preludio ad una parte finale dove la punta di Sludge amplifica a dismisura il gusto dell’ascolto.
La traccia conclusiva ed omonima della band fa da collante a ciò che è stata in grado di offrirci la open track, perfetta sinergia per ricominciare da capo come se gli otto brani proposti avessero un inizio e mai una fine.
Il sound della chitarra continua a farci sentire l’influenza del maestro, e al tempo stesso ci consegna il talento e l’abilità nei passaggi effettuati da Ivan.

Quest’opera è qualcosa che in questo preciso momento dell’anno ci voleva proprio, e se questo è stato il primo lavoro del trio statunitense non vediamo l’ora che i tre ragazzi di Champaign possano tornare al più presto in sala di registrazione.

by Joe Zagari

Out of the Shallow
by Earth Witch

1. Guts 02:59
2. Starfighter 04:57
3. Lovecraft 03:45
4. Butterfly 06:04
5. Riff Rider 04:29
6. Green Torch 03:27
7. Mermaid 04:29
8. Pilgrim 04:30
9. Earth Witch 06:26

Official Site
released March 10, 2017

Album art by David Paul Seymour, with the logo and additional layout by Mike Tirehaus.
All recording, mixing and mastering by Brandon Carnes at Southtown Studios.

Ivan Catron – Guitars, Vocals
Derrin Coad – Bass, Vocals
Nathan Landolt – Drums

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