SATURN V TRET’EM DOME – “TOOLA”

Toola

L’ascolto di “Toola”, il primo album dei tre ragazzi provenienti da Novokuznetsk, è stato un viaggio di oltre quaranta minuti tra la Psichedelia e il Doom più estremo, paludi fangose dove il vibrare di corde e pelli hanno reso quest’opera un’alchimia spirituale.

Otto tracce ottimamente concepite che Pavel, Stanislav ed Egor hanno saputo miscelare tra lo Stoner, il Doom, lo Sludge e il Psychedelico, e senza nemmeno stare troppo a ricalcare quanto fatto dai pionieri del genere.
La dimostrazione lampante giunge immediatamente con la open track, “Wake Up And Get Stoned”, un’intro strumentale di due minuti che fa immediatamente mettere comodi (si fa sempre per modo di dire), perfetta introduzione di un album che traccia dopo traccia vi farà sentire attori protagonisti della band siberiana.

“Everyday Life” vi accenderà la spia, gettandovi in uno Stoner Metal liquoroso, quello capace di rendervi ebbri ma al tempo stessi capaci di intendere e volere, di volere e di capacitarvi della forza d’impatto che i tre ragazzi di Novokuznetsk sono fin qui riusciti ad offrirvi.
Con “Psilocybin Asteroid”, altri quattro intensi minuti di strumentale, il Doom si erge come il condottiero capace di non temere avversità e paure.
Dura, forte, d’impatto la terza traccia di un album che continua a stupire, regalandoci una dopo l’altra la sensazione che il tasto schiacciato è stato quello giusto.

“Mammoth” segue prepotente la scia e i gesti barbari si fanno più estremi, sintetizzando in questo brano le prime quattro traccie dell’opera, senza tralasciare quella che sarà la seconda parte dell’album.
Infatti con “Authopsy” si giunge come ad una prima conclusione di “Toola”, e tutto sommato, se l’album avesse cessato in questo preciso momento, nessuno avrebbe avuto nulla da ridire ad un’opera totalmente e concettualmente riuscita.
Ma sono proprio le tre tracce di chiusura che esaltano oltremodo un lavoro al quale Pavel, Stanislav ed Egor hanno lavorato molto (e si sente), non lasciando nulla al caso.

Con il brano omonimo dell’album si fa ritorno, come se si dovesse ricominciare tutto da capo, e la psichedelia proposta è la perfetta compagna che prima attraversa l’ignoto e poi ti ributta dentro le piacevoli spigolature dello Stoner. E’ un continuo di oltre quattro minuti, dove la voce “spaziale” di Pavel unisce l’una e l’altra, creando l’atmosfera ideale per il più magico degli incontri.

“Planet Of Funeral”, nella più tradizionale scena Doom, ci accompagna verso la chiusura, continuando con una massiccia influenza strumentale che dopo sette tracce ha evidenziato come questo lavoro abbia avuto il suo punto di forza proprio nella capacità dei tre siberiani di lasciare ampio spazio alle sette note.
Monumentale il brano di chiusura, “Chameleon”, autentica chicca di fine corsa di un album che ci è entrato dentro senza dubbi o tentennamenti.
Un condensato di stili e suoni che si dilungano per oltre nove minuti, dove corpo e anima ritrovano vigore, auto-rigenerandosi per accedere dalla porta principale al più sensoriale degli ascolti.

by Joe Zagari

Toola
by Saturn V Tret’em Dome

1. Wake Up And Get Stoned 02:28
2. Everyday Life 03:50
3. Psilocybin Asteroid 04:37
4. Mammoth 04:19
5. Authopsy 05:31
6. Toola 04:36
7. Planet Of Funeral 06:52
8. Chameleon 09:21

Official Site
released January 1, 2017

Pavel Nefёdov – Vocals and Guitar
Stanislav Volkov – Drums
Egor Gorbunov – Bass

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