MOTHERSHIP – “HIGH STRANGENESS”

High Strangeness

I texani mettono insieme otto nuove tracce e rilasciano il loro terzo full-length della carriera. High Strangeness.

Ci siamo presi del tempo prima di recensire la terza opera del trio texano. Abbiamo voluto ascoltare a più riprese le otto tracce che compongono High Strangeness, un po’ per libidine e un po’ per confrontare, a distanza di tre anni, l’ultima uscita della band.

Alla fine abbiamo accantonato la seconda scelta, lasciando libera la mente di godere di questa nuova realizzazione, e allora la libido ha preso il sopravvento.
E se tanto ci erano piaciuti nei primi due lavori, in questo ultimo il livello del piacere è salito a dismisura. Violento ed ammaliante l’album ha saputo ripercorrere la carriera dei Mothership, lasciando intatte le influenze che dagli albori contagiano Kelley Juett, Kyle Juett e Judge Smith.
Un concentrato Heavy-Stoner che vi lascerà senza forze, senza energia, scaricate a dovere nell’abbondante mezz’ora di questa nuova opera.

High Strangeness, open-track e traccia omonima dell’album colpisce immediatamente duro, una scarica adrenalinica che contagerà ogni cellula vivente.
L’intro è magnetico, scandito dal Fuzz-Riffs della chitarra di Kelley che incanalerà verso l’ascolto dell’intero album.
L’assolo ambient con sfaccettature Space-Rock sarà il punto di partenza, chiara apertura floydiana capace di evidenziare ancora una volta le influenze storiche della band di Dallas.
L’esplosione autentica si avrà con Ride the Sun, che entrerà subito in circolo facendoci attraversare i deserti texani. Riffs corposi e sostenuti saranno il leitmotiv di questa seconda traccia.

Da sempre e senza mistero alcuno fruitori del sound dei Sabbath, con Midnight Express l’influenza di Tony e compagni si fa sentire eccome, e la composizione, comunque interessante ed originale, si snoda amabilmente tra la voce grezza di Kelley e chiari riferimenti Doom che alternano con sapienza l’inizio decisamente più spinto ed estroverso.

Con Crown of Lies si cambia ancora, avvicinando sensibilmente le composizioni Heavy-Metal. Con il Doom sempre presente e quel tocco di Motorhead che mai guasta, la quarta traccia dell’album si è saputa distinguere e farsi apprezzare. Interessanti i passaggi con chiari riferimenti ai Maiden.

Terminata Helter Skelter, meravigliosa, inizia il nostro brano preferito, Eternal Trip. E come da titolo i quasi quattro minuti della sesta traccia dell’album svolgeranno il compito di trasportarci nei meravigliosi Anni ’70, quando ebbe inizio la carriera di una delle band più influenti dell’intero panorama Rock. Lo stile zeppeliano dell’arpeggio di chitarra è forte e suadente, rinvigorito dall’assolo Heavy che fa di questa traccia strumentale la più intima dell’intero lavoro.

Si va in chiusura con Wise Man e Speed Dealer, e qui ritmo e devastazione trovano il loro apice. Una fusione ancora una volta perfetta dei vari generi musicali ai quali si sono ispirati i tre ragazzi texani ha saputo confezionare la conclusione più degna per un album che si è fatto attendere tre anni, ma che alla fine ha saputo riempire abbondantemente il buco.

by Joe Zagari

High Strangeness
by Mothership

1. High Strangeness 03:06
2. Ride the Sun 03:58
3. Midnight Express 04:36
4. Crown of Lies 05:41
5. Helter Skelter 03:06
6. Eternal Trip 03:47
7. Wise Man 02:42
8. Speed Dealer 06:32

Official Site
released March 17, 2017

Kelley Juett- Guitars/Vox
Kyle Juett- Bass/Vox
Judge Smith- Drums

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