VOT7S – “VIRGIN OF THE SEVEN SEAS”

Virgins of the Seven Seas

Capita a volte di imbattersi in qualcosa che a primo ascolto lascia un po’ titubanti, incuriositi quanto basta ma senza che scatti un imprinting immediato. Capita poi che nel bel mezzo di tutt’altre faccende ritorni in mente quasi per caso un ritornello, un frammento sonoro che non possiamo fare a meno di ignorare, ma che come un tarlo nel legno, pian piano scava un tunnel dai timpani fino a trovare dimora nella mente con nessuna intenzione di abbandonarla.

È il caso dei signori di Hamburg, quattro facce poco raccomandabili carichi di esplosivo pronto a radere al suolo tutto ciò che incontrano! Sporchi, cattivi e senza peli sulla lingua si presentano con un sound molto duro e imponente dai connotati principalmente Heavy Rock con ventate di puro e grezzo Stoner, il tutto contornato da una voce strozzata e tagliente che ricorda i Sasquatch ma molto più incazzati!

Cinque tracce che inizialmente possono apparire disturbanti ma che riascoltate accuratamente, come precedentemente accennato, si rivelano veri e propri marchi a fuoco. Nulla di già sentito in giro, ecco forse perché l’incontro iniziale può sembrare tutt’altra cosa.

L’ originalità fa dunque da lama a doppio taglio, ma a poco a poco squarcia le barriere del giudizio e affonda dritta tra i muscoli, saldandosi.

Tracce come Electric Feathers e The Mess vanno accompagnate da una buona dose d’ira per essere comprese a pieno. Urlano, masticano e dilaniano come una bestia tra le sbarre e aspettano solo il momento di essere liberate. Apparentemente poco curate, dopo un attento ascolto ci si accorge di quanta adrenalina riescano a metterci in corpo con parti Heavy Rock ben miscelate ad un erudissimo Stoner dai connotati per nulla sabbatiani, ma più sul versante Albatros Overdrive. La voce è protagonista, strazia e colpisce dritta in petto.

Addentrandoci più nel cuore del progetto troviamo poi Vulture Food e Not My Day, disturbanti e provocanti. Si continua con il sound energico predominato da una voce che sembra quasi minacciare. Qui si avverte più forte l’esperienza Stoner, anche se alcune parti, specialmente in Vulture Food ricordano la carica dei Rage Against The Machine, ma senza scendere in un crossover che avrebbe a nostro parere reso il tutto ancora più ostico.

In chiusura Mutter Doom sembra quasi voler lanciare una tregua. Ma solo apparentemente, è la fase in cui si riprende solo fiato. Lenta, cupa, e di poche note, cadenza quasi in modo funereo i secondi che scorrono tra le vene. La voce si fa più calda e profonda, stavolta dialoga con chi è in ascolto, mantenendo comunque quella rabbia e quel senso di irrequietezza già assaporato. In chiave doom, assistiamo all’esplosione finale, dove non perdiamo quota nè energia, ma all’opposto ci carichiamo di nuova linfa oscura e piena di rabbia.

Meritevole dunque di approfondimento, “Virgin of Seven Seas” ruba un po’ del nostro tempo, ma ripaga bene gli sforzi.

by Anna Pepi

Virgins of the Seven Seas
by Virgins of the Seven Seas

1. Electric Feather 05:41
2. The Mess 04:46
3. Vulture Food 05:40
4. Not My Day 03:00
5. Mutter Doom 09:36

Official Site
released April 20, 2017

Klaas, Sebastian, Jamie & Max

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